Modern Art in Flamenco

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LUNA DEL OLIVAR: Intervista a Miguel Fernandez

Miguel Coelho Fernandez si diploma in chitarra classica presso il Conservatorio di Buenos Aires, si perfeziona in chitarra da concerto con la chitarrista spagnolo Consuelo Mallo Lopez, presidente della Associazione Guitarrística Argentina. Ha studiato chitarra flamenca con Quique de Cordoba in Argentina, poi in Spagna con il maestro Manolo Sanlucar, diplomandosi in chitarra a Jerez de la Frontera, al Seminario Internazionale di Chitarra Flamenco.

– Come è stato il tuo contatto con la musica, come hai scelto la chitarra e quello che ha portato alla chitarra flamenca?

E iniziato quasi per caso, anche se mio padre suonava e cantava chacareras e zambas, ed io intanto cercavo di fare qualcosa ad orecchio, la spinta reale e stato il regalo di Natale che mi ha fatto la mia madrina all’età di 16 anni, una chitarra elettrica e un amplificatore. Da lì sono andato alla classica, senza lasciare la elettrica, ma la lettura della musica e della tecnica è stato un passo obbligatorio per superare traguardi. In pochi anni mi sono laureato, e ho cominciato a scrivere regolarmente bossanova, classica e un giorno ascoltando a casa di una amica di mamma, il disco di Paco de Lucia suonando i Panaderos Flamencos di Esteban de Sanlucar, la sua purezza mi ha incuriosito così tanto, che apri da l’ in poi un nuovo orizzonte nella mia ricerca.

Ho iniziato a frequentare liutai di chitarra flamenco a Buenos Aires, lunghe conversazioni, “guitarreando”  mentre si beveva il mathè, e discutendo il modo migliore per ottenere il vero suono in una flamenca, che ti da il colore che impreziosisce una falseta.

Così ho incontrato Quique de Córdoba, che quando Paco de Lucia sbarcava in Argentina, trascorrevano ore e ore alla chitarra. A quel punto era l’unico amico suo là, che veramente conosceva i segreti della sua tecnica aliena e la insegnava con grande altruismo.

– Come è stata la tua esperienza di studio con una leggenda della chitarra flamenco come Manolo Sanlucar?

-Manolo è un maestro straordinario. In alcune lezioni la retorica prevale alla chitarra, ma lo studente deve anche sfruttare questo per la loro formazione. Ricordo che un giorno ha consigliato: ” Se studiate 5 ore al giorno la chitarra, concentratevi a fare tecnica almeno 4, e nella 5 ° suonate ciò che volete”. Come a dire che non dobbiamo crederci dei geni solo perché abbiamo tutto il giorno la chitarra in mano.

– Cosa ci racconti della tua esperienza con Antonio Jero e Gerardo Nuñez?

-A Antonio sono andato a imparare come accompagna il canto, lui e suo fratello Niño Jero assiduamente hanno lavorato a affianco di Camaron de la Isla. A Jerez, hanno un tocco molto particolare ed è patrimonio solo loro, molto diverso da quello che fanno in altre regioni dell’Andalusia.

Sono andato a studiare con Gerardo, persona di grande sensibilità musicale, perché rappresenta certamente uno dei più forti riferimenti di come dovrebbe evolvere oggi la chitarra flamenca moderna. Si tratta di uno dei pochi chitarristi, a mio parere, che ha creato un universo musicale tutto suo, senza dover copiare nessun altro.

-Hai studiato chitarra jazz a Boston e con James Tobias presso il Guitar Institute of Technology di Los Angeles e componi flamenco, brasiliana e classica. Cosa senti quando colleghi ciascuno di questi ritmi? Allora, cosa ne pensi di flamenco fusion, quali ritmi o generi non possono eseguirsi con il flamenco, cosa si intende per fusione di due ritmi?

-Sono andato a studiare jazz perché ti dà la conoscenza di improvvisazione che il conservatorio non ti insegnano. In questo modo quando componevo la mia musica questa  aveva un linguaggio molto più ampio e le idee scorrevano da sole, come un torrente.

Come solista nella mia compagnia di flamenco la musica è tutta mia composizione, e se suoniamo qualcos’altro, sempre utilizzo le mie falsetas. Ecco dove si cerca l’idea originale, fondendo questo con l’altro, ma oggi la fusione parola è così messa a terra, in ogni stile musicale, dicendo “questo è la fusione” suona così banale.

Essendo il flamenco un arte così grave nelle radici, voglio dire nel canto, danza e chitarra, amalgamando questo con altre musiche, latino, arabo, pop, gipsy, ecc, in qualche modo l’aria flamenca da qualche parte ci deve essere. E questo avviene solo se l’esecutore o compositore conoscono da genuina fonte il flamenco.

– Pensi che il tuo talento è stato riconosciuto all’estero e non in Argentina, o era il destino che ti ha permesso di viaggiare e le opportunità che hai avuto fuori dal paese?

-Sono venuto in Italia consigliato da un amico che era già qui, e perché la situazione economica era più favorevole allora.

Devo ammettere che l’attuale crisi economica globale in Europa è molto forte e una delle prime cose che colpisce sono festival, concerti, sovvenzioni culturali, ecc. e non è come anni fa.

Qui ci sono ritmi più frenetici, sono il numero di situazioni che portano a vivere così, mentre attualmente mi trovo a comporre per una nuova coreografia di flamenco, preparo un altro concerto per un tour da solista di tango argentino e ballerini di folklore, e questo permette di arricchire la mia ricerca nella chitarra. Forse questo è quello che mi ha fatto restare qui, essere in grado di fare più cose alla volta.

-Dalle tue tante collaborazioni, quale ti ha marcato a fuoco e perché?

-Ho quasi finito il Cd di un progetto musicale che amo particolarmente. L’album si chiama “Open Doors”, è il gruppo e Otras Tierras, e un duo, ma ci sono diversi ospiti. C’e flamenco, arabo, world, chillout, ecc. Suono la chitarra flamenco, charango, e anche una milonga con una chitarra molto speciale ha costruito il mio amico l’argentino Rodolfo Cucculelli liutaio su una mia idea, dove posso eseguire quarti di tono come il liuto arabo (oud).

Foto: Tempio della Concordia, Valle dei Tempi-Agrigento, Sicilia – Tour 2011

-Attualmente ti trovi in Italia, vero?

-Sì, vivo alle porte di Roma, una città di storia e di bellezza incredibile!

– Vieni in Argentina di volta in volta?

– Sì! Amo il mio paese profondamente. Io cerco sempre di tornare, solo che trovare una pausa di diverse settimane non è facile, soprattutto lo faccio per ritrovare la famiglia, gli amici, e la sintonia e l’energia che solo là alimenta la mia musica.

– Quali sono i tuoi sogni?

-‘Sto ultimando i brani per un disco di sola chitarra flamenco. Appena finito, comincio a  incidere con vari ospiti e, soprattutto, deve prevalere il molto ricercato “Sonikete”!

di Laura Pauza, Luna del Olivar, novembre 2011

Leggi l’intervista su LUNA DEL OLIVAR.

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